Lo slogan polemico della "guerra fredda"

Massimo De Leonardis

L'espressione "Guerra fredda" è una delle più abusate dai commentatori di politica internazionale, ma è decisamente impropria nel definire l'attuale stato di tensione tra Russia e Occidente. Innanzi tutto manca la componente ideologica, che contrapponeva due opposte ideologie e due sistemi politico-economici, uno dei quali, quello sovietico, aveva quinte colonne, i partiti comunisti organizzati e diretti da Mosca, presenti in molti paesi di tutto il mondo.

Oggi la Russia non rappresenta più un modello ideale, qual era il comunismo sovietico: la sfida di Putin non è ideologica ma ispirata al tradizionale interesse nazionale russo.

La seconda grande differenza è l'assenza del cosiddetto "equilibrio del terrore", la Mutual Assured Destruction (MAD!), che rendeva impensabile, una follia appunto, una guerra tra i due blocchi. Da tale situazione derivò un'immobilità dei confini europei e una situazione di pace in Europa, ma non al di fuori del Vecchio Continente, dove le Superpotenze si scontrarono in diverse "guerre per procura", dalla Corea al Vietnam, dal Corno d'Africa alle guerriglie in America Latina. Tale inevitabile staticità della situazione europea determinò, tra l'altro, la sostanziale passività dell'Occidente quando Mosca compì pesanti interventi militari all'interno del suo blocco, in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968. Dopo il 1989 sono riemersi vecchi problemi etnici e territoriali, congelati dalla Guerra fredda, i confini hanno cominciato a mutare in Europa orientale e si sono create situazioni di fatto, dal Kosovo alla Transnistria, dall'Abkhazia alla Crimea, impensabili in precedenza.

Le differenze sono comunque anche altre. Durante la Guerra fredda l'Occidente euro-atlantico, nonostante tensioni e fenomeni di dissidenza come la Francia gollista, era sostanzialmente unito, sotto la forte leadership degli Stati Uniti. Vi era una chiara divisione di compiti: le istituzioni europee, al riparo dell'ombrello atomico americano, si limitavano pressoché esclusivamente a compiti economici. Oggi l'Atlantico è diventato "più largo", il ruolo di guida di Washington è indebolito e l'Unione Europea, pur con tutti i suoi evidenti limiti, rivendica una sua autonomia, gioca a tutto campo e cerca di dotarsi di tutti gli strumenti di una politica estera e militare. A livello mondiale sono emersi nuovi attori di primo piano, in primis la Cina (comunque già separatasi da Mosca fin dai primi anni '60) che agiscono in campo internazionale con molta maggiore determinazione ed efficacia del vecchio movimento dei non allineati. La globalizzazione economica, tecnologica e mediatica ha generato poi una situazione nuova: gli investimenti hanno creato forti legami trasversali tra stati e aree geopolitiche e la circolazione delle idee e delle persone non può più essere ostacolata con l'efficacia del passato.

Allora la Guerra fredda nulla ha a che fare con la presente tensione tra Russia e Occidente? Semmai è la conclusione della Guerra fredda che oggi presenta il conto. Dopo un conflitto, una pace durevole richiede di tener conto degli interessi fondamentali dello sconfitto; ciò fu fatto a Vienna nel 1814-15, ma non a Parigi nel 1919, con le conseguenze ben note. La Guerra fredda è terminata con la sconfitta dell'Urss, dopo la quale, nella fase di massima debolezza della Russia, l'Occidente ha progressivamente espanso i suoi confini. Era inevitabile che la Russia di Putin, sentendo se stessa più forte e l'Occidente più debole, reagisse in Georgia nel 2008 e in Ucraina nel 2014.

Vengono al pettine nodi storici eredità della Prima guerra mondiale, quando l'Ucraina conobbe un'effimera "indipendenza". Crollano le illusioni di un ordine internazionale ispirato al rispetto di regole giuridiche e ritorna la classica politica di potenza, con i conflitti territoriali, non cancellata dalla globalizzazione.

Le parole del segretario di stato americano Kerry di condanna dell'annessione della Crimea colgono questo cambiamento («non ci si può proprio comportare nel XXI secolo alla maniera del XIX, invadendo un altro paese con un pretesto del tutto infondato»), anche se appaiono francamente bizzarre dal rappresentante di un paese responsabile di attacchi e invasioni simili, anche recenti (Kosovo 1999 e Iraq 2003). I problemi di politica internazionale non si risolvono in punta di diritto o col richiamo a principi interpretabili in maniera contraddittoria. Certamente la Russia ha violato il trattato con l'Ucraina del 1997, che garantiva il rispetto delle frontiere. Un trattato internazionale esprime però i rapporti di forza e d'interessi tra i contraenti, mutando i quali evidentemente gli accordi sottoscritti possono essere rivisti o decadere. Ha quindi sempre la clausola inespressa rebus sic stantibus, che richiama il suo contesto storico e condiziona la validità del classico principio giuridico pacta sunt servanda. Se è "illegale" l'annessione della Crimea, è stata forse "legale" la deposizione di Yanukovich, che di essa è all'origine? L'"integrità territoriale" come si concilia con l'"autodeterminazione dei popoli"? La prima vale per l'Ucraina, ma non per la Serbia?

L'espressione "Guerra fredda" non descrive correttamente l'attuale situazione, ma è solo lo slogan polemico di chi vorrebbe negare alla Russia una sua "zona d'influenza", concetto sempre esistito in politica internazionale.

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-occidente-lo-slogan-polemico-della-guerra-fredda-11241

Sei qui: Home Articoli Editoriali Lo slogan polemico della "guerra fredda"

Informativa breve sull'uso di cookie ai sensi del provv. n.229/2014 Garante Privacy. Questo sito web fa uso di cookie di diversa natura, pertanto si invita a cliccare il link "Per saperne di piu" per leggere l'informativa estesa circa i cookie utilizzati.

Cliccando il link "Approvo" questo messaggio sparirà e tale azione corrisponderà all'accettazione della cookie policy di questo sito web. Per saperne di piu'

Approvo

Informativa sull’uso di cookies

INFORMATIVA ESTESA SULL’USO DI COOKIES

AI SENSI DEL PROVV. N.229/2014 AUT. GAR. TUTELA DATI PERSONALI

Questo sito web fa uso di cookies per garantire il corretto funzionamento dello stesso e permettere la completa fruizione dei contenuti di queste pagine.

Definizioni.
I cookie sono piccoli files che il sito ordina al browser di scaricare nel computer del visitatore al fine di consentire la memorizzazione di alcune informazioni da riutilizzare nel corso della visita – cookie di sessione – oppure durante una nuova visita effettuata a distanza di giorni dalla precedente – cookie persistenti.

Tipologie di cookie.
Esistono due tipologie di cookie:

Cookie di terze parti.
Normalmente le tipologie di cookie sopra elencate sono installate direttamente dal server in cui è ospitato il sito web ma sempre più spesso le stesse tipologie di cookie possono essere installati dal sito che si vista per conto di terze parti (come Facebook, Google+, Twitter, ecc.) per le finalità sopra riportate. In tali circostanze, la responsabilità ricade solo ed esclusivamente sul gestore del servizio terzo che produce il cookie.

Il sito web AtlanticoCisalpino.it ha la capacità di scrivere i seguenti cookie:

1) cookie tecnici, come sopra indicato, per garantire il corretto funzionamento della piattaforma WordPress su cui questo sito è costruito;

2) Google Analytics: sebbene si tratti di cookie di terze parti con capacità di profilazione, abbiamo anonimizzato gli indirizzi IP raccolti e abbiamo disattivato le funzioni pubblicitarie del servizio, equiparando così i suoi cookie alla stregua di cookie strettamente tecnici, attraverso i quali non è possibile risalire all’identità e alle preferenze dei visitatori;

Google+