X Convegno NATO in Università Cattolica: il resoconto

Simone Zuccarelli


Nella giornata di mercoledì 3 maggio si è tenuto in Università Cattolica il X Convegno di Studio sull’Alleanza Atlantica. Lo stesso – patrocinato da NATO Rapid Deployable Corps Italy, Divisione Diplomazia Pubblica della NATO, Comando Militare Esercito Lombardia, Atlantic Treaty Association, International Commission of Military History e Comitato Atlantico Italiano – «[…] si inserisce in una tradizione consolidata di studi sulla sicurezza internazionale e in particolare sulla NATO condotti dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore fin dagli anni Ottanta del XX secolo».
Il convegno – intitolato «Il rapporto transatlantico dalla storia all’attualità: fasi e compiti della NATO» – si è posto l’obiettivo di ripercorrere le diverse fasi storiche dell’Alleanza Atlantica, gli obiettivi attuali e il ruolo dell’Italia all’interno della stessa.

La giornata si è aperta con l’introduzione ai lavori da parte del professor Massimo de Leonardis, che ha curato per anni l’organizzazione dell’evento e che presiede il Club Atlantico Cisalpino.

Alla Public Diplomacy Division NATO è spettato il primo intervento, incentrato su deterrenza, difesa e proiezione di stabilità oltre i confini dei Paesi facenti parte dell’Alleanza (per approfondire). Sono state evidenziate quattro principali minacce attuali alla sicurezza dell’area NATO: terrorismo, aggressività russa, cyber warfare e proliferazione delle armi di distruzione di massa. È stato rimarcato, poi, che né Unione Europea né Stati Uniti possono affrontare da soli tali minacce ma che, al contrario, risulta necessaria un’azione congiunta e una forte partnership. La NATO, per fare fronte alle nuove sfide, ha intrapreso un grande percorso di riorganizzazione – da poco, ad esempio, è stato stabilito un nuovo hub regionale antiterrorismo in Italia – ma ancora molto è da fare. Infine è stato ricordato come il 25 maggio, data del prossimo vertice straordinario dell’Alleanza, sarà necessario rafforzare il legame transatlantico (con un rinnovato impegno USA e un’assunzione di maggiori responsabilità da parte degli europei) e accordarsi per proiettare maggiormente stabilità oltre i nostri confini. Intervistato a margine dell’incontro, un rappresentante della Public Diplomacy Division ha tenuto a rimarcare l’importanza di eventi simili anche in quanto possono trasmettere al pubblico nozioni fondamentali per comprendere il funzionamento e l’estrema importanza dell’Alleanza Atlantica di ieri, oggi e domani.

Al discorso appena riportato ha fatto seguito una dibattuta tavola rotonda – «I compiti della NATO: deterrenza e difesa, hybrid warfare e cyber defence» – alla quale hanno preso parte il professor V. E. Parsi, il professor A. Donno, il generale G. Cucchi e l’avvocato S. Mele. Nel primo intervento, incentrato sulla politica estera americana, è stato rimarcato come non ci sia una redistribuzione sensibile di potere a livello globale ma, piuttosto, un cambio della politica estera americana e, in particolare, una riduzione dell’impegno internazionale. Il secondo discorso ha evidenziato il pericolo di una NATO troppo legata ai suoi compiti storici che, invece, dovrebbe focalizzarsi molto più sulla minaccia portata dal terrorismo di matrice islamica. Il generale Cucchi, nel terzo intervento, ha portato a riflettere con forza sull’importanza del fianco sud della NATO, a suo dire troppo trascurato in questi anni. Infine, l’ultimo intervento è stato incentrato sulla minaccia cyber. Ricordando alcuni episodi notevoli precedenti (Estonia 2007, Iran 2010, Ucraina e USA recentemente), Mele ha esposto la necessità di un ripensamento della deterrenza cyber secondo due direttrici: innanzitutto verso l’obiettivo ultimo di colpire i politici che ordinano gli attacchi e non gli esecutori materiali; secondariamente verso la necessità di sviluppare capacità offensive in quanto la difesa è poco utile in tale campo. «Nel cyberspazio l’unico valore sono i muscoli». La tavola rotonda, in conclusione, si è animata grazie al confronto tra i vari protagonisti, con Parsi che ha voluto sottolineare con forza l’importanza della difesa delle liberal-democrazie Occidentali che, al netto dei loro limiti, risultano attualmente il miglior modo possibile per garantire i diritti fondamentali dell’uomo e la prosperità dei popoli.

Dopo la pausa pranzo si è aperta la seconda sessione del convegno incentrata sulle «visioni geopolitiche» nell’area euro-atlantica. Il primo intervento, tenuto dal dr. D. Borsani, è stato incentrato sulla relazione speciale tra Stati Uniti e Regno Unito. Il relatore ha voluto ricordare le origini della stessa e l’importante contributo offerto dal Regno Unito nel post Seconda Guerra Mondiale per il mantenimento della stabilità europea nel suo ruolo di junior partner. Ha rimarcato, poi, quanto sia rilevante nel contesto attuale mantenere la credibilità dell’area euro-atlantica e, conseguentemente, la crucialità della posizione del Regno Unito in vista di tale fine. Il secondo intervento, tenuto dal professor A. M. Barrio, si è focalizzato sulle politiche di sicurezza e difesa di Unione Europea e NATO, andando a evidenziare le nuove prospettive e i vecchi problemi connessi con tali tematiche. Il terzo intervento, intitolato «L’Alleanza Atlantica, il Mediterraneo e il problema dell’out-of-area» e tenuto dal professor G. Pastori, è stato incentrato sui limiti geografici e la “mission” della NATO. In particolare, è stato sostenuto che il farsi carico di impegni che esulano dai limiti ex art. 5 del Trattato Nord Atlantico è stato un problema fin dalle origini dell’Alleanza, questo perché impatta direttamente sull’identità ultima della NATO. Inoltre, è stato ricordato come il vero problema attuale sia l’estensione dell’Alleanza e dei suoi compiti in quanto ciò comporta un aumento proporzionale delle divergenze – viste le diverse priorità di sicurezza nazionale dei membri. Ha concluso la sessione il discorso del Ministro Plenipotenziario M. Ambrosetti, Vice Rappresentante Permanente d’Italia al Consiglio Atlantico, incentrato sullo special meeting dei Capi di Stato e di Governo NATO del prossimo 25 maggio. Ambrosetti ha voluto rimarcare l’importante ruolo svolto dall’Italia all’interno dell’Alleanza che, a dispetto della non osservanza del target del 2% di spese pubbliche da dedicare al settore della difesa, è attiva in moltissimi ambiti e, spesso, in modo assai rilevante (come in Afghanistan). Ha sottolineato, poi, come l’Italia si trovi in una posizione più equilibrata e strategica nei confronti della Russia rispetto ad altri Paesi in quanto spinge per il dialogo con la stessa pur restando pienamente solidale verso gli alleati, nella convinzione che una Russia collaborativa sia nell’interesse dell’Europa e della stessa Russia – che non può mantenere un atteggiamento così poco collaborativo nel medio-lungo periodo.

La terza e ultima sessione è stata dedicata al contributo italiano alla NATO. Ha aperto il panel il generale M. Bertolini che ha parlato dell’importanza di considerare le Forze Armate come strumenti di politica estera e del ruolo delle stesse all’interno delle operazioni NATO, UE e ONU. Ha fatto seguito l’intervento del professor F. W. Luciolli, presidente dell’Atlantic Treaty Association e del Comitato Atlantico Italiano. Il relatore ha ripercorso la storia del Comitato Atlantico Italiano, evidenziandone l’importanza cruciale nel collegare la NATO alla società civile, vera forza dell’Alleanza Atlantica. Ha ricordato, inoltre, come la sicurezza sia più di un problema militare e che, prima di ogni altra cosa, sia necessario rinvigorire il senso di comunità tra popoli e Paesi facenti parte dell’Alleanza. Per questo obiettivo il Comitato Atlantico ha promosso, nel corso degli anni, numerose attività tra cui corsi di approfondimento, conferenze, club giovanili… Infine, ha evidenziato come NATO e Unione Europea non siano in contrapposizione ma, al contrario, componenti compatibili e indispensabili per il mantenimento della stabilità dell’area euro-atlantica: la stessa Italia, ha concluso, fa parte delle due organizzazioni proprio per poter meglio perseguire i suoi interessi nazionali. Intervistato a margine del convegno, poi, ha tenuto a sottolineare come, attualmente, i compiti del Comitato Atlantico siano ancora più ampi e impegnativi rispetto al passato sia sul piano nazionale che internazionale. Il terzo intervento, a cura della dott.ssa D. Sauleo, è stato incentrato sulla figura di Manlio Brosio, unico segretario generale della NATO italiano (1964-1971). Lo stesso, abbandonate le tesi neutraliste dopo aver toccato con mano la realtà dell’Unione Sovietica, divenne un campione dell’atlantismo e svolse con grande perizia l’incarico alla NATO. Ha chiuso il panel la professoressa A. Villani con un altro intervento focalizzato sulla figura di un italiano fondamentale per i destini dell’Alleanza: Gaetano Martino. L’allora ministro degli esteri italiano, infatti, è stato, insieme agli omologhi norvegese e canadese, uno dei componenti del gruppo dei “tre saggi” incaricato dalla NATO (1956) di «suggerire al Consiglio modi e mezzi per ampliare la cooperazione nei settori non militari e per rafforzare l’unità della Comunità atlantica». Il rapporto uscito ha permesso una nuova riflessione sull’Alleanza, evidenziando l’importanza della collaborazione politica e della comunità valoriale che unisce i vari Paesi all’interno della NATO.

Hanno chiuso l’incontro le testimonianze del generale G. Battisti – che ha ricordato l’importanza della professionalità in ambito NATO – e dell’ambasciatore G. Checchia – che ha raccontato la sua esperienza all’interno del Consiglio Atlantico.

Il convegno, che conclude un ciclo di incontri annuali in materia, grazie alla varietà degli argomenti trattati e alla qualità dei relatori, ha tracciato un quadro esaustivo e ha pienamente assolto alla sua funzione. Le tematiche trattate sono state innumerevoli e tutte di notevole importanza per comprendere ruolo, storia e provare a immaginare il futuro dell’Alleanza Atlantica. Come evidenziato più volte durante l’evento, pur nella diversità di opinioni, idee e soluzioni peculiari sui problemi attuali che ha contraddistinto i vari interventi, ciò che rende ancora unita, a distanza di decenni, la NATO è proprio la convinzione ultima, abbracciata da tutti i presenti che, nonostante i limiti e le mancanze, l’Alleanza sia ancora uno strumento imprescindibile per garantire stabilità, sicurezza e, quindi, prosperità all’area euro-atlantica.

Pubblicato sul sito de Il Caffè Geopolitico: http://www.ilcaffegeopolitico.org/54487/convegno-studio-sulla-nato

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