La dottrina di sicurezza nazionale della Polonia

Simone Zuccarelli


Per comprendere appieno le scelte strategiche di uno Stato è fondamentale conoscere non soltanto la sua geografia, la sua struttura sociale ed economia e le sue capabilities ma anche lo psycho-milieu che, unito alle componenti “materiali”, porta l’establishment del Paese di riferimento a mantenere una determinata postura in politica estera.
L’analisi della dottrina di sicurezza nazionale della Polonia non può prescindere da un simile approccio che definisce al tempo stesso, quindi, anche l’ultima National Security Strategy (NSS), approvata dal governo il 5 novembre 2014 in sostituzione della precedente del 2007. Al principio del documento, infatti, viene precisato che gli obiettivi strategici di Varsavia «result from historical experience, existing political and structural conditions, as well as the State’s capacities» [1]. È quantomeno interessante notare come l’esperienza storica sia posizionata, non a caso, al primo posto tra le determinanti fondamentali in grado di motivare le scelte polacche: è dalla storia degli ultimi secoli – e, soprattutto, da quella del Novecento – infatti, che provengono le principali indicazioni utili a comprendere le valutazioni di sicurezza qui esaminate. 

La dimensione internazionale– La rinata minaccia russa è il principale pericolo avvertito per gli interessi nazionali polacchi. Occorre in quest’ottica ricordare che dal XVIII secolo in avanti il Paese ha subito spartizioni e invasioni: in tali vicende la Russia – come Impero Russo prima e Unione Sovietica in seguito – ha sempre avuto un ruolo rilevante. In primo luogo, nel corso del Settecento, si è progressivamente appropriata, insieme a Prussia e Austria, del territorio dell’allora Confederazione Polacco-Lituana decretandone la fine. Dopo decenni di assenza dalle carte geografiche, l’autonomia della Polonia è riconquistata in seguito al Trattato di Versailles. La durata della stessa è però breve: con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, infatti, l’URSS occupa una parte di Polonia. Lo Stato nella sua totalità sarà poi inglobato, al termine del conflitto, nella sfera di influenza di Mosca, dove resterà fino al suo crollo.

Sebbene il contesto sia notevolmente mutato, l’esperienza storica spiega l’allarmismo del governo  polacco di fronte al crescente attivismo militare della Russia sorto come conseguenza della crisi ucraina e delle rinnovate tensioni con i Paesi occidentali. Tale apprensione traspare fin dalle prime battute della NSS dove viene enunciato che «both bilateral relations and NATO-Russia and EU-Russia relations should be developed on the basis of full respect for international law, including sovereignty and territorial integrity of States, as well as freedom to choose their own path of development, political and military alliances» [2]. Nel documento si sostiene che la riaffermazione della Russia come grande potenza avviene a scapito dei suoi vicini e che tale postura impatta negativamente sulla sicurezza regionale. Si aggiunge che, nonostante un conflitto su vasta scala sia ritenuto poco probabile, la concentrazione di potenziale bellico sui confini polacchi rende possibile un confronto militare, seppure di bassa intensità.

In un sistema internazionale reputato sempre più instabile – come già evidenziato anche nella Defense Strategy of the Republic of Poland del 2009[3] – e con un vicino che storicamente punta a esercitare la propria influenza in un’area che ritiene di propria affinità geopolitica, la Polonia ha rilanciato la necessità di legami euro-atlantici più stretti: l’NSS qui analizzata, infatti, risulta attraversata dalleitmotivdell’esigenza di una più stringente interazione tra Alleanza Atlantica, Unione Europea e Polonia al fine di «reinforce the security of the Republic of Poland». Tre sono i pilastri fondamentali volti a sostenere tale obiettivo: la NATO – in quanto «the most important form of political and military cooperation between Poland and its allies» – l’Unione Europea – vista come moltiplicatore della potenza della Polonia nel mondo – e gli Stati Uniti – «the most important non-European partner of Poland» [4].

In quest’ottica la NATO è investita del ruolo di principale garante della sicurezza della Polonia [5]. Un ruolo cardine è attribuito all’incremento dell’interoperabilità all’interno dell’Alleanza e al rinforzo della possibilità e abilità della NATO di provvedere alla difesa collettiva. Quest’ultimo processo, inoltre, è indicato come una delle tre principali priorità per lasecurity policydella Polonia. Proprio l’importanza rivestita dall’Alleanza Atlantica per la sicurezza polacca porta ad avanzare preoccupazioni anche in merito a questo versante: la NSS, infatti, considera negativamente il trendal ribasso del budget della difesa dei Paesi NATO – oltre che dell’UE – in quanto tale fattore è ritenuto che possa inficiare la capacità dell’organizzazione di poter agire nelle situazioni di crisi [6]. Per Varsavia, inoltre, risulta fondamentale il rinforzo strategico dell’eastern flankdell’Alleanza al fine di rispondere adeguatamente alle minacce percepite per la sicurezza della Polonia, dell’Unione Europea e della NATO stessa. Anche l’azione diplomatica viene considerata un mezzo orientato, nel campo della sicurezza, ad accrescere la postura deterrente della NATO e, secondariamente, a migliorare la cooperazione strategica tra NATO e UE [7].

Un ulteriore elemento di inquietudine per il governo polacco è d’altra parte rappresentato dalriorientamento della politica estera americana verso il Pacificoin quanto ritenuto capace di sotto-dimensionare la rilevanza delle relazioni transatlantiche. Per la Polonia si mostra quindi fondamentale adoperarsi per due obiettivi cruciali: da una parte, agire al fine di preservare l’impegno statunitense a garanzia della sicurezza europea e, dall’altra, spingere i Paesi europei «to appropriately engage in the transatlantic cooperation, to increase their responsibility in the sphere of security and to develop adequate capabilities and resources» [8].

La dimensione nazionale– La NSS si occupa, poi, anche della dimensione domesticaevidenziando numerose criticità capaci di porre una sfida sensibile alla sicurezza della Polonia. Il primo fattore potenzialmente destabilizzante è il deterioramento della situazione demografica del Paese: il crollo del tasso di natalità – uno dei più bassi al mondo – e l’emigrazione economica (soprattutto delle fasce più giovani della popolazione) stanno infatti causando un invecchiamento progressivo della nazione e, conseguentemente, si stanno trasformando in oneri sempre più gravosi per il sistema diwelfare. Seguono, poi, l’ineguale accesso a beni e servizi, l’obiettivo di avere un sistema sanitario efficiente, la necessità di proteggere lo Stato dalla minaccia terroristica, l’obbligo di preservare integro e sicuro il sistema di comunicazione della Repubblica. Particolare rilievo viene dato al problema della sicurezza energetica, data la dipendenza della Polonia dalle importazioni provenienti dalla Russia: si sottolinea, nello specifico, la necessità di una maggiore diversificazione nell’approvvigionamento delle materie prime [9].

La NSS prosegue nell’elencare una serie di materie ritenute cruciali nel campo della difesa e della sicurezza dello Stato. Viene, ad esempio, evidenziata la necessità di un maggiore impegno nella gestione del cyberspazio (divenuto area di «armed struggle»), l’importanza dell’azione dei servizi segreti, del controspionaggio e della produzione industriale nel campo della difesa – quest’ultima ritenuta fondamentale per garantire la modernizzazione delle Forze Armate polacche. Sono poi elencate alcune materie che, pur legate primariamente all’ambito socio-economico, interessano direttamente la sicurezza nazionale quali la necessità di «protection and strengthening of the national indentity», di educare i cittadini e i media alle materie legate alla sicurezza nazionale, di rinforzare o incrementare la sicurezza in campo finanziario, energetico, alimentare, ambientale e spaziale e, infine, di operare attivamente nel campo della ricerca e sviluppo al fine di fornire tutti gli strumenti adeguati a soddisfare le necessità in ambito di sicurezza e difesa [10].

Il documento analizzato si chiude con un’ampia trattazione volta a evidenziare come l’interazione e la sinergia tra i vari livelli o sottosistemi sia di fondamentale importanza per consentire allo Stato di agire tempestivamente nelle situazioni di crisi. Vengono individuate delle aree di intervento a livello istituzionale, infrastrutturale, procedurale e legislativo al fine di permettere una maggiore efficienza nella gestione della sicurezza nazionale. Si sostiene, inoltre, la necessità di proseguire nello sviluppo qualitativo nell’ambito della difesa, nella modernizzazione del servizio diplomatico polacco e «to enhance the competitiveness and innovativeness of the national defence industry and related research and development sector».

Prospettive– Alla luce di quanto delineato emergono due questioni fondamentali: la prima è collegata a quanto effettivamente la Repubblica di Polonia ha posto in essere – dal 2014 a oggi – per ottemperare alle direttive della National Security Strategy; la seconda è connessa ad alcune novità in ambito NATO che impattano direttamente sulla sicurezza della Polonia.

Per quanto concerne il primo aspetto, il budget 2016 destinato alla difesa ha visto un incremento del 9,4% rispetto all’anno precedente portando il totale della spesa in difesa a 35,9 miliardi di złoty [11]. La maggior parte dell’incremento sarà destinato proprio alla modernizzazione delle Forze Armate, elemento più volte sottolineato come cruciale nella NSS. Tale misura porta le spese polacche ad allinearsi alle linee guida NATO che prevedono una spesa minima in difesa per i Paesi membri del 2% del PIL accodandosi agli altri quattro Stati – Stati Uniti, Regno Unito, Grecia, Estonia – già ottemperanti [12]. La Polonia ha inoltre partecipato alla maggior parte delle esercitazioni NATO, rimarcando la volontà già espressa nella NSS di raggiungere l’interazione massima possibile con le strutture dell’Alleanza.

Il secondo aspetto rilevante è dato dalla situazione di quello che viene definito comeour vicinity: essendo chiaro che «The stability of Central and Eastern Europe, but also of the entire Euro-Atlantic region and its neighbourhood bears upon Poland’s security» [13], il maggior impegno profuso nel corso del 2015 dall’Alleanza Atlantica e dagli Stati Uniti nell’area in questione non può che essere stato gradito a Varsavia. Oltre allo schieramento di aerei da combattimento sul territorio polacco e all’aumento delle missioni di pattugliamento nel Baltico[14], in continuità con le misure di rafforzamento stabilite nel corso del Vertice di Newport del 2014 la NATO ha approvato nel corso del summit ministeriale del 10-11 febbraio un piano di irrobustimento della presenza militare in Europa Orientale. Al tempo stesso il Pentagono ha in programma di dispiegare lungo gli stessi confini orientali dell’Alleanza ulteriori mezzi militari e un nuovo contingente che porterebbe la presenza statunitense permanente in Europa a circa 62.000 uomini [15].

Tali strategie, poco gradite a Mosca, risultano, al contrario, assai ben viste dal governopolacco – ma anche dagli stessi cittadini [16] – che vede attenuarsi i timori espressi all’interno della NSS 2014 di un indebolimento dello strumento difensivo dell’Alleanza Atlantica. Nel corso del prossimo summit NATO – che si terrà proprio a Varsavia il prossimo luglio – la Polonia proverà a insistere per ottenere uno sforzo ancora più sensibile da parte degli alleati; a tal proposito, il neo-eletto Presidente polacco Duda ha dichiarato, tra le altre cose, che lo stabilimento di una nuova base NATO in Europa Centrale è uno degli obiettivi primari da raggiungere in tale summit.

Rimane, però, un’incognita cruciale per la definizione della futura postura geopolitica della Polonia, ovvero l’atteggiamento della Federazione Russa. Se le preoccupazioni polacche – così come quelle di una parte consistente dell’Alleanza, come si evince dall’ultimo Report annuale NATO [17] – verso il vicino non verranno ridimensionate da un atteggiamento più conciliante della Russia, il rischio di assistere alla “corsa agli armamenti” nell’area è, infatti, notevole. La NSS della Polonia, sopra ogni cosa, rivela la determinazione del Paese a non soggiacere più ai vincoli causati dalla posizione geografica che ha alimentato spesso, in passato, aspirazioni di conquista negli Stati limitrofi. Nonostante questi, però, la percezione di vulnerabilità rimane forte e i ricordi del passato ancora brucianti: di conseguenza, è lecito aspettarsi una postura inflessibile – e a tratti aggressiva – da parte della Polonia volta a rimarcare e a perseguire tenacemente le direttive impartite nella sua più recente National Security Strategy. 

 

http://www.bloglobal.net/2016/04/dottrina-sicurezza-nazionale-polonia.html

 

Note

[1] National Security Strategy of the Republic of Poland, 2014, p. 9.

[2] Ibid, p. 10.

[3] Dove viene sostenuto, ad esempio che: «At the turn of the 20th and 21st centuries important changes occurred in the global security environment which significantly impacted the security of our State». O, ancora: «The global security environment has become increasingly dynamic and complex. […] Globalisation has made us perceive national security in a different light, blurring the borderline between internal and external dimension of security». –Defense Strategy of the Republic of Poland, 2009, pp. 3-4.

[4]National Security Strategy of the Republic of Poland, 2014, p. 9.

[5] Ibid, p. 20.

[6] Il 2015, però, ha visto una stabilizzazione di taletrend: nell’anno appena trascorso, infatti, i tagli nel settore della difesa sono stati sostanzialmente nulli.

[7] Ibid, pp. 28-30.

[8] Ibid, p. 21.

[9] Ibid, pp. 24-25.

[10] Ibid, pp. 34-42.

[11] Remigiusz Wilk,Poland to raise defence budget, in “IHS”, January 6, 2016.

[12] In realtà l’obiettivo della NATO (avere una spesa minima del 2%/PIL dei Paesi membri) resta largamente disatteso. La Polonia, ormai in linea con le richieste dell’Alleanza Atlantica, ritiene essenziale per la sicurezza e la stabilità della NATO che gli Stati membri innalzino le loro spese militari almeno fino al raggiungimento del livello minimo richiesto dall’Alleanza stessa. Tale richiesta è stata avanzata più volte anche dagli Stati Uniti e dai vertici NATO.

[13]Defense Strategy of the Republic of Poland, 2009, p. 5.

[14]The secretary general annual report, 2015.

[15] Gordon Lubold and Julian E. Barnes,Pentagon Readies More Robust U.S. Military Presence in Eastern Europe, “The Wall Street Journal”, March 30, 2016.

[16] Katie Simmons, Bruce Stokes,NATO Public Opinion: Wary of Russia, Leery of Action on Ukraine, PEW Research Center, June 10, 2015.

[17] «Russia continued to pursue a more assertive and unpredictable military posture in 2015. While persisting in illegally occupying parts of Georgia, the Republic of Moldova and Ukraine, and continuing to support separatists fighting in eastern Ukraine, Russia also began a military operation in Syria, not as part of the Global Coalition to Counter ISIL but in support of the Assad regime. The serious risks associated with ignoring or skirting agreed international rules and procedures were brought to light in 2015, when violations of Turkish airspace led to the downing of a Russian jet. The hybrid nature of security challenges – combining military and non-military means of inflicting damage or creating instability – also continued to colour the security environment in 2015. While the notion of hybrid warfare is not new, the scale, speed and intensity of the challenge demanded a new approach to preparing for, deterring, and defending against these threats. While Russia’s actions have been unpredictable, NATO is committed to transparency and is working to update the mechanisms meant to ensure openness in relation to certain military activities and to restore predictability to the relationship with Russia». –The secretary general annual report, 2015, p. 10.

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