La missione della NATO nel Mar Egeo: dubbi e problematiche

Umberto Guzzardi


Negli ultimi tempi l’aggravarsi dei conflitti in Siria, Iraq ed Afghanistan hanno causato un enorme aumento di migranti che, fuggendo da quelle terre devastate dalla guerra, cercano di trovare migliori condizioni in Europa. Questo ha posto di fronte ad un’emergenza mai vista in termini di numeri di persone i Paesi dell’Unione Europea, che si sono rivelati incapaci di elaborare una strategia comune.

Negli ultimi tempi, in aggiunta alle tradizionali vie attraverso la Spagna e l’Italia, i migranti hanno iniziato a partire dalla Turchia per arrivare in grande numero in Grecia da cui poi proseguono, via Balcani, verso il cuore geografico ed economico dell’Europa. Questo fatto ha posto in una situazione molto difficile e quasi ingestibile sia il governo di Atene sia i governi dei Paesi del Nord, principali mete di destinazione dei migranti. Tra questi il governo della Germania ha inizialmente tentato una politica di accoglienza, che però è ben presto incorsa nelle feroci proteste sia da parte dell’opinione pubblica nazionale sia da parte dai Paesi dell’UE.

Di fronte al montare di queste proteste, lo scorso 8 febbraio il Cancelliere tedesco Angela Merkel si è recata in Turchia, Paese di partenza del principale flusso di migranti, per incontrarsi con il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu. Scopo della visita era lo studio di una risposta congiunta per cercare di arginare le recenti migrazioni. I risultati di tale incontro si sono visti nella successiva riunione dei ministri della Difesa dei Paesi NATO, tenutasi a Bruxelles l’11 febbraio, durante la quale i ministri di Germania e Turchia hanno richiesto l’intervento di mezzi e personale della NATO nel Mar Egeo. La proposta ha incontrato inizialmente l’opposizione della Grecia, la quale si è dimostrata scettica sulla possibilità di far intervenire navi dell’Alleanza nello scenario dell’Egeo. Atene tuttavia ha rapidamente mutato la propria posizione ed ha deciso di appoggiare Berlino ed Ankara. La proposta, che nel frattempo ha incontrato l’approvazione del governo degli Stati Uniti, è stata rapidamente accettata dagli altri Paesi NATO (1). L’Italia, nella figura del ministro della difesa Roberta Pinotti, si è mostrata estremamente favorevole al coinvolgimento della NATO ed al contempo ha chiesto che i controlli venissero estesi anche al Mediterraneo centrale, in particolare nel tratto di mare tra la Libia e le coste siciliane, anch’esso interessato da un imponente flusso di migranti. Tuttavia la richiesta non ha incontrato l’appoggio degli altri Paesi membri ed è rimasta, almeno per ora, senza seguito (2).

Nelle 48 ore successive alla decisione, la NATO ha dispiegato con celerità un proprio contingente sotto il comando dello Standing NATO Maritime Group 2 (SNMG 2). Il gruppo era inizialmente composto da tre navi, provenienti dalla marina tedesca, canadese e turca. Successivamente anche la marina greca e la marina britannica hanno deciso di contribuire ed hanno inviato un proprio mezzo. Al momento, il gruppo risulta essere composto da cinque navi: la nave di supporto al combattimento tedesca FGS Bonn (ammiraglia del gruppo), la fregata turca TGC Barbaros, la fregata canadese HMCS Fredericton, la fregata greca HS Salamis e la Landing Ship Dock britannica RFA Mounts Bay (3). Il comando della flotta è stato affidato al contrammiraglio tedesco Jörg Klein (4). L’Italia, la cui marina militare è già ampiamente impegnata nelle missioni Mare sicuro ed EUNAVFOR MED, ha deciso di non inviare mezzi (5).

Una volta dispiegato il gruppo, il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato che l’obiettivo principale della missione sarà la lotta contro il traffico illegale di migranti, e che per realizzarlo svolgerà attività di ricognizione, monitoraggio e sorveglianza in modo da fornire informazioni alle marine ed alle guardie costiere dei Paesi interessati ed all’agenzia di controllo delle frontiere dell’Unione Europea Frontex. Allo stesso tempo, il Segretario norvegese ha fermamente affermato che tra gli obiettivi principali non sono comprese né azioni di respingimento né azioni di soccorso ai migranti. Oltre all’impiego delle navi militari nell’Egeo, la NATO ha deciso di dispiegare anche aerei di pattugliamento marittimo ed anti-radar AWACS lungo la frontiera tra Siria e Turchia, al fine di rendere il confine più sicuro (6).

Già ad una prima lettura degli obiettivi, la missione NATO solleva un’ampia gamma di dubbi teorici. Le organizzazioni criminali che lucrano sul traffico illegale di migranti operano principalmente nei territori di partenza e di transito dei migranti. Per questo motivo, la lotta contro questi flussi risulterebbe essere un compito molto più consono ad una forza di polizia che ad una militare, e soprattutto richiederebbe una distribuzione capillare sul territorio all’interno del quale i trafficanti operano. In mare, settore sul quale la missione opera, le forze NATO potrebbero fronteggiare solamente coloro che si occupano di pilotare le imbarcazioni dei migranti, ovvero i cosiddetti scafisti, i quali, quando non sono a loro volta migranti, sono piccoli membri delle organizzazioni criminali, il cui arresto risulterebbe completamente irrilevante ai fini della missione.

Oltre a ciò, la missione presenta una serie di problematiche anche a livello pratico. L’impiego di un numero così ristretto di navi infatti risulta ampiamente insufficiente per uno scenario vasto come quell’Egeo, costellato di isole che offrono facile approdo alle navi dei migranti. La forza del gruppo risulta ulteriormente ridotta in quanto, per aggirare la storica rivalità tra Atene ed Ankara, è stato deciso che le navi greche e turche operino soltanto nelle proprie acque nazionali. A questi si aggiungono poi una serie di problemi causati dal comportamento adottato dalle autorità di Ankara. Anche se, come precedentemente riportato, il respingimento dei migranti non risulta essere un compito della missione, l’intesa prevede che le navi turche riportino in Turchia i migranti raccolti nelle proprie acque nazionali. Ad oggi tuttavia non solo le autorità turche sembrano non adempiere a tale compito, ma si rifiutano anche di concedere l’accesso alle proprie acque alle navi del gruppo, impedendo in questo modo di combattere il traffico illegale fin dalle coste di partenza (7).  

Di fronte a questi problemi di natura teorica e pratica, appare chiaro che l’impiego della NATO abbia principalmente valenza politica.

In primo luogo, infatti, il ricorso alla NATO permette ai Paesi dell’UE, che si sono dimostrati largamente incapaci di sviluppare un piano strategico comune per affrontare l’emergenza, di coinvolgere gli USA, che fino ad ora si erano mostrati largamente disinteressati alla vicenda. Allo stesso tempo, il ricorso alla NATO permette ai leader politici non estremisti di rassicurare il proprio elettorato, fortemente preoccupato di fronte al numero di migranti che ogni giorno giunge sulle coste dell’Unione Europea, in quanto consente loro di annunciare l’impiego della potenza militare dell’alleanza come strumento aggiuntivo per fronteggiare l’emergenza. Questa mossa tuttavia non è priva di rischi in quanto, nel lungo periodo, il coinvolgimento dell’Alleanza atlantica potrà offrire il fianco a critiche sull’incapacità della NATO, rischiando così di minare la fiducia nell’alleanza.

Infine, nel dispiego di una forza militare nel Mar Egeo si può leggere anche una mossa strategica, rivolta non tanto contro il traffico illegale di migranti, quanto contro la Russia. Il Mar Egeo si trova infatti a metà tra il Mar Nero, dove si trova Sebastopoli, principale porto militare di Mosca, e Latakia, base marittima siriana che costituisce il principale punto di arrivo dei mezzi e dei rifornimenti per le truppe russe impegnate nel conflitto siriano. La presenza di un contingente NATO di quattro navi, troppo piccolo per costituire un atto minaccioso ma allo stesso tempo abbastanza consistente per essere preso in considerazione, e soprattutto la celerità con cui è stato dispiegato, possono servire come avvertimento al Cremlino, ricordando che, in caso di grave crisi tra la Russia ed un Paese NATO (come per esempio la Turchia), l’Alleanza è in grado di dispiegare in brevissimo tempo una forza militare nell’area (8).

Note

1. 11/02/2016, Le navi della NATO nell’Egeo per fronteggiare la crisi dei migranti, http://www.lastampa.it/2016/02/11/esteri/migranti-le-navi-della-nato-nel-mediterraneo-9uGohCK3pdL7HLa7q7A9FI/pagina.html, (vistato il 07/03/16)

2 11/02/2016, L’Italia chiede di estendere i controlli anche alle coste della Libia, http://www.lastampa.it/2016/02/12/esteri/litalia-chiede-di-estendere-i-controlli-anche-alle-coste-della-libia-BSbaNO4OfAtdIiKLxixRLN/pagina.html, (vistato il 07/03/16)

3 08/03/2016, RFA MOUNTS BAY joins Standing NATO Maritime Group 2, http://www.mc.nato.int/PressReleases/Pages/RFA-MOUNTS-BAY-joins-Standing-NATO-Maritime-Group-2.aspx, (visitato il 10/03/16)

4 27/02/2016, Standing NATO Maritime Group Two conducts drills in the Aegean Sea, http://www.nato.int/cps/en/natohq/news_128657.htm, (visitato il 07/03/16)

5 (n.d.) EUNAVFOR MED operation Sophia, http://www.marina.difesa.it/cosa-facciamo/operazioni-in-corso/Pagine/EUNAVFORMED.aspx, (vistato il 07/03/16)

6 Jens Stoltenberg, 26/02/2016, NATO and Europe’s refugee and migrant crisis, http://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_128645.htm, (visitato il 07/03/16)

7 01/03/2016, No go-ahead from Turkey on NATO mission in Aegean: diplomats,http://news.yahoo.com/no-ahead-turkey-nato-mission-aegean-diplomats-204957001.html, (visitato il 07/03/16)

8 Barçin Yinanç, 23/02/2016, NATO force in the Aegean to also spy on the Russians?, http://www.hurriyetdailynews.com/nato-force-in-the-aegean-to-also-spy-on-the-russians.aspx?PageID=238&NID=95543&NewsCatID=412, (visitato il 07/03/16)

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