Repubblicani e Democratici verso USA 2016

Micol Chiesa


La scorsa settimana si e’ svolto nel teatro di Milwaukee, in Winsconsin, il quarto dei nove dibattiti in programma tra i repubblicani concorrenti alle primarie presidenziali. Il dibattito e’ stato sponsorizzato da FOX Business Network and Wall Street Journal e si e’ concentrato sull’economia e la politica estera.

Forti le distinzioni tra i candidati in temi come l’immigrazione, le spese militari e la regolamentazione di Wall Street. Unanimi invece nel richiedere riduzioni rapide delle aliquote fiscali delle imprese e degli individui, tagli alla spesa federale e riduzione della burocrazia.

In materia di immigrazione, Jeb Bush ha accusato Donald Trump dicendo che per vincere, il partito ha bisogno di politiche "pratiche". Rand Paul ha sfidato Marco Rubio sulla spesa pubblica chiedendo come sia possibile “essere un conservatore ma essere liberale quando si tratta di spesa militare". Sulla Siria, Trump che spiegato come lui lascerà che sia il presidente russo Vladimir Putin ad annientare ISIS; Rubio e Carly Fiorina hanno risposto con richieste di intervento degli Stati Uniti. Bush, malgrado ferito da un acceso dibattito con Rubio, ha poi appoggiato gli attacchi al Presidente Obama ed Hillary Clinton. Non si e’ prestata particolare attenzione ne ai problemi finanziari di Rubio che la biografia discutibile di Ben Carson.

Sempre sabato scorso a Des Moines, in Iowa, si e’ svolto anche il secondo dibattito democratico tra i tre candidati rimanenti. Al centro del dibattito, sponsorizzato da CBS News, la questione del salario minimo cosi come gli attacchi dell ISIS a Parigi. Sanders e O'Malley hanno attaccato la Clinton - e quindi per estensione l’attuale amministrazione Obama - sulla politica estera. “Non può essere una lotta americana, anche se la leadership americana è essenziale", ha risposto la Clinton. O'Malley non concorda: "Questa è una lotta dell'America, ma non solo”. Si continua poi a con un’accesa discussione sul controllo delle armi, il salario minimo, e il debito studentesco trovando punti in comune sui pinani “allarmanti” che i repubblicani vogliono mettere in atto sui temi di “Planned Parenthood”, cambiamento climatico e pari retribuzione.

Nelle 48 ore successive agli attentati di Parigi, i contendenti repubblicani alla presidenza hanno accusato Obama di essere troppo morbido in tema di terrorismo e hanno chiesto misure per incrementare la condivisione dell’intelligence con l'Europa e la chiusura delle frontiere rifiutando di fatto, di accettare qualsiasi rifugiato del Medio Oriente.

Donald Trump, in particolare, ha inviato le sue condoglianze alle vittime, ma ha poi utilizzato il massacro per scagliarsi contro la politica del presidente degli Stati Uniti su ISIS. "Il presidente Obama ha detto che l’ISIS continua a ridursi in un'intervista poche ore prima dell'attacco orribile a Parigi. E’ cosi’ incompetente! ‘CHANGE’”, ha scritto su Twitter.

“Non credo che gli Stati Uniti abbiano la maggior parte della responsabilità ma che la causa stessa sia Assad e gli iracheni” risponde la Clinton, pur concordando che gli Stati Uniti hanno bisogno di più aiuto da parte degli alleati nella regione per combattere il terrorismo.

Repubblicano e democratico una cosa e’ chiara a tutti: e’ giunto il momento di eleggere un Presidente capace di proteggere non solo gli americani, ma il mondo intero.

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